Progetto "Fighting Child Labour in Kenya"

Ratio del progetto

Il tema del benessere lavorativo rappresenta uno dei capisaldi delle politiche di gestione delle risorse umane in SEA. Il pacchetto di interventi costituenti il sistema di welfare aziendale integrativo ne è una delle espressioni più evidenti. L’intento di SEA è di poter contribuire a migliorare le condizioni lavorative anche nei paesi in via di sviluppo, in un’ottica di cooperazione internazionale e di attivazione di forme di collaborazione con i paesi del continente africano, che rappresenta una delle aree a maggior potenziale di crescita ed espansione economica nel medio periodo, con inevitabili riflessi anche sull’assetto dei flussi di trasporto e di collegamento per via aerea.

Descrizione

Il progetto ha l’obiettivo di contribuire al contrasto dello sfruttamento del lavoro minorile in Kenya, instaurando delle “Child Labour Free Zones” (CLFZ) correlate alla creazione di una specifica certificazione.

L’intervento, che coinvolgerà autorità locali, bambini e istituti educativi e sociali, nonché le aziende stesse, si inserisce nella campagna “Stop Child Labour: School is the best place to work” che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’Italia e l’Europa sul tema dello sfruttamento del lavoro minorile partendo da progetti concreti nel Sud del mondo.

Obiettivi

Contribuire al contrasto dello sfruttamento del lavoro minorile in Kenya. Nello specifico si interverrà instaurando “Child Labour Free Zones” (CLFZ) ossia territori privi di sfruttamento del lavoro minorile. Per perseguire tale obiettivo si punterà ad accrescere la consapevolezza di tutti gli attori locali, in primis le aziende, sulla responsabilità sociale verso i minori. La partecipazione delle imprese locali servirà a creare un “Child Labour Free Certificate” (CLFC) basato su un sistema di monitoraggio delle catene produttive, di promozione dell’impiego adulto e di eliminazione totale del lavoro minorile.

Luogo

Province di Nyanza e Nairobi (Kenya).

Contesto

Nel mondo ci sono 215 milioni di bambini sfruttati. In Kenya, le statistiche più recenti indicano una percentuale del 17,4% della popolazione minorile tra i 5 e 17 anni, che equivale a circa 1,9 milioni, attivamente coinvolti in varie forme di sfruttamento del lavoro.

Le due regioni di Nairobi e Nyanza rappresentano aree dove i fattori di rischio sono elevati. Nairobi è l’area urbana per eccellenza dove la forbice tra ricchezza e povertà raggiunge le sue massime espressioni. Nyanza è situata nei pressi del lago Vittoria. Un’area rurale con un’accentuazione particolare riferita all’industria ittica.

Una regione considerata tra le più povere del paese, con un alto tasso di mortalità dovuto all’HIV/AIDS.

Le forme più diffuse di sfruttamento del lavoro minorile identificate nelle aree del progetto sono:

  • la raccolta e il riciclaggio di rifiuti, per lo più maschi tra i 5 e i 17 anni;
  • lo sfruttamento a scopo di prostituzione, principalmente femmine tra i 10-17;
  • il lavoro domestico: femmine tra i 6 e 17 anni;
  • l’industria ittica: maschi coinvolti in attività di pesca e femmine in attività collaterali.

L’analisi del contesto ha identificato i seguenti urgenti problemi:

  1. inadeguata capacità delle autorità locali e del privato sociale nella prevenzione e lotta al lavoro minorile e nell’intervento di sostegno alle vittime e loro reinserimento;
  2. insufficiente responsabilità sociale delle aziende locali e mancanza di partenariati tra pubblico e privato nella lotta al lavoro minorile;
  3. ininfluente rappresentanza e partecipazione dei bambini/e in azioni di contrasto al lavoro minorile sia a livello locale che nazionale.

Destinatari

Nel complesso, circa 350.000 persone beneficeranno, direttamente o indirettamente, di questo progetto tra cittadini, famiglie e membri delle comunità:

  • 3500 vittime del lavoro minorile suddivise in due gruppi: 2.000 minori, coinvolti nelle forme estreme di sfruttamento del lavoro minorile, riceveranno servizi adeguati di protezione; 1.500 minori ospiti di istituzioni governative riceveranno sostegno psico-sociale;
  • 40.000 alunni della scuola pubblica elementare-media (6-15 anni) che parteciperanno ad attività informative ed educative; 1.500 di essi saranno coinvolti in gruppi (children rights e peer educators clubs). Almeno 20.000 genitori saranno sensibilizzati sul tema tramite 100 spettacoli di teatro partecipativo;
  • attività formative verranno offerte a 375 membri di 15 comitati di protezione minorile;
  • 391 lavoratori e volontari locali riceveranno una formazione sulla protezione dei minori: 60 ufficiali dell’amministrazione pubblica, 100 insegnanti, 48 poliziotti, 60 anziani dei villaggi, 48 volontari, 75 lavoratori di istituti minorili governativi; 
  • un fitto lavoro di rete coinvolgerà 120 autorità locali, 30 ONG, 15 organizzazioni gestite su base religiosa e 150 attori della società civile;
  • 33 aziende membri di Rubikom saranno coinvolte nelle attività di CSR.

Partner

CESVI è un’organizzazione umanitaria indipendente.

Fondata nel 1985 a Bergamo, opera in 28 Paesi del mondo. La missione CESVI consiste nella lotta alla povertà attraverso qualificati programmi di sviluppo. Gli interventi sono improntati alla solidarietà attiva: non elemosine ma iniziative di sviluppo che valorizzano il “genius loci” e mobilitano le popolazioni beneficiarie.

Ruolo di SEA

SEA partecipa al progetto in qualità di partner finanziario privato per integrare i fondi assegnati a CESVI dall’UE, corrispondenti all’80% circa del valore totale del progetto.

Periodo

30 mesi a partire da novembre 2011.

Principali attività

  • Creazione e formazione di 15 Comitati di zona contro il lavoro minorile per prevenzione, monitoraggio, identificazioni di casi, coordinamento di azioni
  • Lobbying presso il locale Ministero del Lavoro per la ratificazione della proposta di una Child Labour Policy
  • Conduzione a vasto raggio di campagne di sensibilizzazione della popolazione sul tema del lavoro minorile
  • Rafforzamento dei sistemi e delle procedure pubbliche di intervento e di riferimento
  • Sostegno diretto a 200 vittime di sfruttamento del lavoro minorile tramite supporto psicosociale e formazione al lavoro
  • Reinserimento in famiglia di 100 minori vittime di sfruttamento e sostegno alle famiglie
  • Creazione, impostazione e lancio di una certificazione di qualità per aziende con marchio “Child Labour Free” (CLFC), con relativo sistema di monitoraggio e controllo.

Outcomes intermedi

  • Realizzata una mappatura delle WFCL (worst form of child labour) nelle aree di riferimento del progetto (Nairobi e Provincia di Nyanza). Sono stati rilevati: 3.402 casi di sfruttamento del lavoro minorile per attività di recupero e riciclaggio materiali presso le discariche (47% del totale di casi rilevati), 433 casi nel settore della pesca (6%), 1.034 casi di utilizzo per lavori domestici (20%), 545 casi riguardanti i lavori agricoli (7%), 465 casi attinenti attività minerarie (7%) e 920 casi di sfruttamento della prostituzione minorile (13%). La maggior parte dei bambini censiti (31,4%) lavora per 4-6 ore giornaliere, ma una quota sostanziosa (21,3%) lavora per più di 8 ore al giorno ed un altro 20,7% è impegnato in attività lavorative per 6-8 ore giornaliere. La frequenza scolastica è molto bassa nell’area di Nairobi (30,9% dei bambini monitorati), ma cresce nella provincia di Nyanza, attestandosi al 71,1%.
  • Effettuata mappatura delle aziende e dei network produttivi operanti nelle aree del progetto, a cui quest’ultimo è stato presentato al fine di raccogliere le disponibilità a divenire “applicant” dello standard “child labour free”. A fine 2012 le aziende facenti parte del panel di sperimentazione erano 28, di cui 17 consorzi di pescatori, 8 aziende e 3 enti parastatali.
  • Organizzati a Nairobi 2 workshop formativi sulla Responsabilità Sociale d’Impresa. Al primo, svoltosi il 27 novembre 2012, hanno aderito 12 aziende, 2 enti parastatali, la Federazione delle imprese del Kenya (FKE) e il principale sindacato nazionale (COTU). Al secondo, svoltosi il 17-18 gennaio 2013, hanno aderito 16 aziende, 3 enti parastatali, il Ministero del Lavoro del Kenya, FTE e COTU.
  • Elaborata la procedura di acquisizione dello standard, che prevede da parte delle imprese aderenti la sottoscrizione di un codice di condotta, la compilazione di un questionario autovalutativo, la mappatura della filiera di riferimento, la messa in opera di sistemi di monitoraggio e controllo sulla filiera e la definizione di un sistema di rating che definisce il livello di applicazione dello standard da parte dell’impresa aderente.

 

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